




| Luogo | Bologna |
| Periodo dei lavori | 1996 – 2008 |
| Committente | Ministero di Grazia e Giustizia |
| Progetto architettonico | Ing. Aldo Barbieri |
| Progetto strutturale | Ing. Aldo Barbieri, Ing. Saverio Simonazzi |
| Direzione lavori generale | Ing. Aldo Barbieri |
| Impresa esecutrice | Gruppo Mazzoni, Edilgiacco s.r.l. |
| Dati dimensionali dell’intervento | 650 mq |
| Costo | 900.000.000 £. |
L’intervento nasce dall’esigenza, condivisa tra il Ministero di Grazia e Giustizia e l’Arcidiocesi di Bologna, di offrire ai detenuti un luogo stabile e dignitoso di culto, capace di accogliere la comunità carceraria nelle celebrazioni e nella preghiera quotidiana.
Il carcere, privo di uno spazio adeguato, disponeva solo di piccole stanze insufficienti rispetto alla popolazione di oltre 900 detenuti: la nuova chiesa rappresenta quindi una risposta concreta e simbolica al bisogno di spiritualità, incontro e speranza all’interno del contesto penitenziario.
L’edificio si inserisce nel cuore del complesso carcerario, in prossimità delle aree pedagogiche e di servizio, come prolungamento ideale del percorso rieducativo e umano. La chiesa è articolata in due aree funzionali: una destinata all’uso quotidiano (cappella feriale, studi dei cappellani, sagrato e giardino), e una più ampia aula liturgica per le celebrazioni festive, capace di ospitare fino a 250 persone.
Particolare attenzione è stata data al sagrato interno in vetro, concepito come spazio di transizione tra l’ambiente detentivo e quello sacro: un luogo di accoglienza, dialogo e preparazione alla liturgia. Il percorso verso l’altare è simbolicamente assimilato alla Via Crucis, che si sviluppa lungo la parete principale come racconto del cammino di conversione e rinascita.
L’iconografia e le opere artistiche, tra cui le icone di Don Luigi Busi e una scultura di Filip Moroder Doss, sono state realizzate in collaborazione con i detenuti attraverso un laboratorio di pittura e scultura sacra, rendendo il progetto anche un’esperienza di partecipazione e redenzione creativa.
L’architettura dialoga con l’austerità del contesto carcerario attraverso un linguaggio di contrasto: forme curve e materiali caldi — mattone faccia a vista, legno lamellare e luce naturale — che si contrappongono alla rigidità del cemento circostante. Il risultato è uno spazio luminoso, accogliente e simbolico, capace di evocare la libertà interiore anche in un luogo di costrizione.
La chiesa, inaugurata nel Natale del 2007, è dedicata a San Massimiliano Kolbe, testimone di fede e sacrificio, e rappresenta oggi un segno permanente di speranza e rinascita all’interno della Casa Circondariale di Bologna.














